SETTE RESPIRI

7 respiri

 ▪︎ SETTE RESPIRI ▪︎

di Juri Piroddi

con
Giuseppina Mirigliani
Marzia Orrù
Cinzia Piras
Juri Piroddi

e con
Giuseppe Muggianu (chitarra e voce)
Emanuela Lioy (violino)

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Sette respiri intreccia una delle storie più famose della tradizione giapponese, quella della vendetta dei 47 Ronin, con la vita e le imprese di Gaetano Bresci, il regicida anarchico, il tessitore pratese tornato dall’America per vendicare i Morti di Milano del 1898.

Bresci, il lucido, determinato, consapevole, ironico, elegante, preciso assassino di Re Umberto I di Savoia.
Bresci, il Ronin italiano, l’ultimo Ronin, il Quarantottesimo Ronin.
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Secondo gli antichi, una decisione andrebbe presa nello spazio di sette respiri.

Si può credere al nostro Presidente più amato di sempre, quando ha affermato che a Santo Stefano fecero il "Sant'Antonio" al damerino dalle scarpe gialle?

Non puoi abbandonare un uomo nel deserto e dirgli: sei libero, vai.

Cosa hanno in comune i 47 ronin con un anarchico italiano tornato dall'America per compiere la sua Missione?

Può il click di una macchina fotografica servire per togliere di mezzo un Principio?

La disciplina e la libertà possono convenire a nozze?

Gli italiani, al contrario dei francesi e degli inglesi, avendo conosciuto soltanto il fratricidio, non possono proprio fare la Rivoluzione?

In un mondo irreale, la morte è l’unica verità.
Vivere la vita quotidiana come se si fosse già morti.
L’io si dissolve in un farsi delle cose, e lascia che questo farsi naturalmente sia. Il guerriero deve considerare ogni giorno della sua vita come l’ultimo.

“Non ho ucciso Umberto, ho ucciso un re, ho ucciso un principio. Ho attentato al Capo dello Stato perché è responsabile di tutte le vittime pallide e sanguinanti del sistema che lui rappresenta e fa difendere.”

In tribunale dichiara che: “Un proiettile è per i morti di Milano, l'altro per i compagni di Paterson e l'ultimo per tutti gli italiani costretti ad emigrare”.