Il ponte

Ed Templeton - Il cimitero della ragione

Domenica 26 settembre, di ritorno dal MAN di Nuoro...

È uno tsunami di immagini quello che ha invaso il MAN di Nuoro a partire dal 29 luglio: una folla di centinaia e centinaia di immagini e figure di Ed Templeton, l’Andy Warhol o forse meglio il Basquiat dell’America di oggi.

 

In Il Cimitero della Ragione, questo il titolo della mostra, foto, disegni, acrilici, sculture, video, clips, interventi sonori raccontano le storie, le emozioni e le frequentazioni degli ultimi quindici anni del vitale e dinamico Templeton. Quindici anni in cui l’artista, oggi poco più che trentenne, è stato interprete direttamente coinvolto, e non solo spettatore, dell’America delle periferie, violenta e insieme tenera, luoghi non luogo, senza misure o mezze misure.

Sono spaccati su adolescenti in cerca di identità. Band che vivono la noia ruotando su una pista da skateboard, il sangue delle loro cadute, le tribù della notte, le droghe e gli incontri intimi bruciati nelle piccole stanze di hotel. L’artista entra in profondità, vive i mondi, non si limita a registrarli con lo sguardo di un entomologo. La leggerezza è semmai nell’espressione, quasi riproposizioni di fanzines illustrate o meglio di adolescenziali e caotici diari di vita.

Ed Templeton nasce come skateboarder, sport che continua a praticare. Ed è proprio la pratica sportiva che gli consente di avvicinare alla pari i più giovani, registrandone crisi e ricerche, sogni, desideri, paure. Quello che travasa nelle sue immagini è un universo che ben conosce per averlo vissuto sulla propria pelle. Racconta di ricerche di sesso e di sessi, di angosce, aggressività, gioie e problemi in esistenze di passaggio. Senza giudicare, offrendo semmai opportunità e chiavi di comprensione a chi abbia voglia di capire senza preventivamente escludere.

Per lui si è richiamata l’etichetta della 'street art', un’arte di strada, fatta di un insieme disordinato e straordinariamente vivo e attuale di linguaggi. Templeton esprime una continua contaminazione di foto e immagini dipinte, di interventi grafici e di scrittura: murales, tags, graffiti, pubblicità, ma anche musica, in un affastellamento di codici visivi e comportamentali.

La mostra racconta la storia di un skater professionista, di un fotografo, di un designer, di un pittore, di un ragazzo di strada uscito dal tunnel, di un rigoroso vegano, di un pubblicitario di successo, di un creatore di moda (negli States, le sue scarpe sono simbolo di libertà creativa)… Una storia che, se anche conduce alle sue vicende, supera però la dimensione autobiografica per mettere a nudo, con coraggio, i fenomeni sociali.

Difficile classificare l’opera di Ed Templeton (1972), cresciuto in una periferia di Los Angeles, adolescente diviso tra skateboarding e punk, entrambe vie di fuga e strumento di salvezza. Lo sport gli dà il successo e a 21 anni fonda la 'Toy Machine Bloodsucking Skateboard Company', società leader di un territorio di confine, di una cultura urbana fuori norma. La passione per la pittura esplode alla scoperta di Schiele, Balthus e David Hockey. E di pari passo, la passione per la fotografia. All’inizio è una fotocamera analogica, che gli permette di creare personalmente le immagini.

Così come continua ad essere allo stesso tempo sportivo e artista, mito e eterno ragazzo di strada, Templeton non vuole scegliere, non vuole limitarsi ad sola disciplina nelle sue espressioni artistiche. Fotografia, pittura, scultura ai suoi occhi sono eguali e complementari. Sulle sue opere egli usa annotare impressioni, aneddoti, stati d’animo, ad unire anche la scrittura ed il racconto. Le immagini in mostra dipanano, tutte insieme, vicende personali e storie complesse di gruppi, un Cimitero della Ragione vissuto e raccontato con crudezza ma senza insistenza. Con realistica poesia. La mostra è un progetto in collaborazione con lo Smak di Ghent, a cura di Thomas Caron. Catalogo edito dallo Smak con testi di Thomas Caron, Jean-François Chevrier, Carlo McCormick, Arty Nelson and Philippe Van Cauteren. 

MAN Via Satta 27 - 08100 Nuoro t&f +39 0784 252110 info@museoman.it
Orario: 10:00/13:00 - 16:30/20:30 dal martedì alla domenica
L'ingresso al museo è gratuito così come il servizio di visita guidata dal martedì al sabato dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 16:30 alle 19:30.

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Così Ed Templeton racconta gli spostati del terzo millennio

di Paolo Merlini su la Nuova Sardegna — 15 settembre 2010  

Se non avesse avuto un padre violento, capace di abbandonare la moglie e i figli scappando di casa con la loro babysitter e lasciando la famiglia senza sostentamento, forse Ed Templeton, nato alla periferia di Los Angeles 39 anni fa, non sarebbe diventato ciò che è oggi.  È un paradosso, drammatico e assurdo, ma a posteriori l’artista, protagonista al MAN di Nuoro della mostra «Il cimitero della ragione» (aperta sino al 3 ottobre), ringrazia quell’uomo. Perché da lì la sua vita è cambiata radicalmente.

Grazie al boom dello skateboard, negli anni ’80-’90, Templeton è diventato una star per la sua abilità, portando a casa i primi quattrini e acquistando una grande notorietà anche oltre i confini degli Stati Uniti. Poi ha trasformato quello che era un gioco in un’impresa che lo ha fatto diventare milionario, fondando a 22 anni una società legata al mondo degli skate, dalle scarpe alle tavole, diventata rapidamente leader del settore.  Poi è arrivata la scoperta dell’arte e della fotografia, soprattutto quest’ultima. Prima era un modo di riprendere le azioni degli amici skateboarder, poi è diventata una vera e propria tecnica narrativa per raccontare quel mondo hip hop che gravita attorno al periferie, e una gioventù apparentemente senza speranze.

Sex and drugs and rock’n’roll versione terzo millennio, in fondo la storia di sempre da quaranta/cinquant’anni a questa parte, raccontata attraverso alcune vicende esemplari: la sua, di Templeton stesso e della moglie Deanna che è uno dei suoi soggetti preferiti, spesso nuda, senza censure su particolari anatomici tra i più intimi, anzi. E suoi, erezioni comprese. Poi le vite di alcuni amici, il campione di skate che esibisce le proprie cicatrici come un gladiatore, l’ipertatuato, l’attrice italiana che non sai se è assonata o strafatta (Asia Argento).

Tutti modi per raccontare sé stesso e una generazione che non pensa al domani, una generazione no-future come si diceva ai tempi del punk, che è un altro aspetto importante della visione del mondo di questo artista. La storia di sempre, si diceva, “Gli spostati” nell’era del digitale.  Al contrario, però, Templeton è il politicamente corretto fatto a persona: è vegano, non beve e non fuma, professa la fedeltà coniugale. L’esatto opposto del disagio che racconta, in questa mostra straordinaria curata da Thomas Caron, attraverso 1200 opere, tra foto e dipinti, che lui stesso ha voluto assemblare a Nuoro nei quattro piani del museo diretto da Cristiana Collu. L’ha intitolata «Il cimitero della ragione», che è un passo avanti, ma nel vuoto, rispetto ai mostri generati dal sogno (o sonno) della ragione descritto da Goya

Poi c’è il Templeton pittore, al quale la critica non risparmia paragoni con Warhol e Basquiat. Lui dice che i suoi maestri sono Otto Dix, Egon Schiele, Balthus. Nei dipinti c’è ancora la moglie, poi un Dio donna che domina l’universo, qualche ritratto su commissione. E un quadro che è come un ricordo d’infanzia: ritrae un adulto in una vasca da bagno che tiene la testa di un bambino sott’acqua, come per annegarlo. Padre e figlio. Non sapremo mai se è la metafora di un rapporto o un pezzo di vita vissuta.

 



Scritto da Paolo Merlini| Articolo postato il 27-09-2010
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