Il ponte

Miracoli e traumi. Benvenuti nel mondo dell'irrealtÓ

Mario Perniola è convinto che dalla fine della Seconda Guerra Mondiale non sia accaduto più nulla di rilevante sul pianeta. Potete leggere questa affermazione come un azzardo, una provocazione, una sciocchezza. Ma se si va a vedere che cosa siamo diventati, forse non ha tutti i torti. Siamo diventati la società del miracolo e del trauma.

L'Occidente è pervaso da una mentalità miracolistica e, per converso, traumatica. Si è colpiti solo da ciò che è meraviglioso, eclatante, imponente. Solo ciò che è impossibile è in qualche modo vero ai nostri occhi. Gran bel libro Miracoli e traumi della comunicazione (Einaudi, pagg. 153, euro 10) che Perniola ci offre come riflessione singolare sull'universo mediatico nel quale siamo finiti e che esce a qualche anno di distanza dallo stimolante e provocatorio Contro la comunicazione.

Allora professor Perniola, davvero non è successo più nulla da sessant'anni a questa parte? Davvero l'azione è finita?

«Le ultime azioni veramente importanti sono state la sconfitta del nazi-fascismo e l'asservimento dell'ultima grande cultura che era riuscita a sottrarsi alla colonizzazione euro-americana, quella giapponese. Dagli anni Sessanta la comunicazione ha preso il posto dell' azione e oggi ha raggiunto un'egemonia soverchiante».

Con quali effetti?

«Il mio assunto è che il significato di ciò che è avvenuto negli ultimi quarant'anni resta tuttora opaco e indecifrabile fintanto che si ricorre ai concetti e alle nozioni che hanno dominato nell'Ottocento e nella prima metà del Novecento, perché queste sono appunto categorie che non appartengono al mondo della comunicazione».

Cosa intende quando dice che il mondo è sotto il dominio della comunicazione? 

«Significa che il posto della Storia è stato preso da eventi-matrice del tutto imprevedibile da una infinità di "storiette", il cui legame dipende dal modo in cui vengono presentate».

Che cos'è un evento-matrice?

«Un avvenimento-matrice congiunge l'attualità di un fatto che avviene qui e ora con un prolungamento immaginario negli anni successivi. Per esempio, il Maggio 68 era qualcosa di molto mediatico nel momento in cui è avvenuto, ma ha continuato a occupare l'immaginazione per molto tempo ancora».

Dagli anni Sessanta a oggi, come lei stesso osserva, ci sono stati quattro grandi eventi-matrice: il Maggio francese del 1968, la rivoluzione iraniana del 1979, il crollo del muro di Berlino del 1989 con relativo crollo dell'impero sovietico e infine l'attentato alle torri gemelle nel 2001. Possibile che non abbiano cambiato neanche un po' il corso della storia?

«Diciamo che non hanno alterato la struttura dell'ordine mondiale: quelli che lei cita sono eventi che hanno avuto un carattere essenzialmente mediatico».

A questo proposito lei parla di un miracolismo mediatico. Cosa intende?

«Il prezzo della stabilità politica mondiale è la puerilizzazione e la futilizzazione del mondo, insieme al dilagare di una mentalità miracolistico-traumatica, la cui sostanza è un "impossibile" che diventa improvvisamente reale. Si tratta di una sindrome psicopatologica di carattere sociale».

Con quali ricadute?

«Una larga maggioranza di persone pensa che le cose si ottengano in modo "miracolistico" attraverso il gioco, la fortuna, la corruzione, il malaffare, l'eredità o un matrimonio vantaggioso e non attraverso il lavoro, la pazienza, il rispetto della legalità, la comunanza, la dedizione, la collaborazione. Si crede che esista una via breve alla felicità».

Sembra il ritratto dell'Italia di questi anni. Ma questa sindrome miracolistica ha a che vedere con il sacro?

«No, il sacro è scomparso da molto tempo dall'orizzonte: è stato sostituito dal business della New Age. Quanto ai valori, nel corso dell'ultimo decennio la comunicazione è entrata nella fase della valutazione. In ogni ambito si stabiliscono classifiche e canoni demenziali, abilmente manipolati. Il progetto, in prospettiva, è quello di schedare e valutare gran parte degli abitanti del globo in tutti gli aspetti della loro vita quotidiana, economica, ricreativa, turistica, intellettuale, spirituale e perfino intima».

La società dello spettacolo è immediatamente riconducibile alla società del miracolo?

«La società dello spettacolo è solo la prima fase della società della comunicazione, riconducibile agli anni Sessanta-Settanta. Per descrivere le fasi ulteriori bisogna ricorrere ad altri concetti come quelli di "deregolamentazione" (anni Ottanta), "provocazione" (anni Novanta) ed oggi appunto "valutazione"».

Tutto sembra svolgersi in un eterno presente: assenza di futuro, inutilità del passato. Che tipo di legami sociali sono oggi possibili?

«Mi sembra che le malattie psichiche tipiche di oggi siano la dipendenza, l'autismo e l'anedonia, ossia la scomparsa della capacità di provare piacere. È evidente che su queste basi non si possono creare legami sociali. Tuttavia la presa di coscienza di questa catastrofe porta alla creazione di piccoli circoli, dai quali dipenderà l'avvenire dell' Occidente».

Davvero è tramontata la possibilità di provare piacere?

«Sì, e basta vedere cosa è accaduto nell'abito della sessualità. Nel corso degli ultimi quarant'anni ci sono state trasformazioni insieme miracolistiche e traumatiche».

Ossia?

«Con la rivoluzione sessuale degli anni Sessanta-Settanta tramonta il sentire erotico della civiltà occidentale, in cui la seduzione aveva un'importanza centrale. Sotto l'ingiunzione di una impossibile "trasparenza", le relazioni sessuali diventarono banali, rozze, brutali, perché si presumeva che gli esseri umani disponessero a loro piacere del loro inconscio e della loro sessualità. Gli anni Ottanta hanno visto il sorgere di due fenomeni apparentemente opposti, ma complementari anche da un punto di vista politico: il ritorno del velo nelle società islamiche e la democratizzazione della pornografia in Europa e in America».

Con quali conseguenze?

«Da un lato un neopuritanesimo delirante e dall'altro una trivialità collettiva senza precedenti. Con gli anni Novanta si è arrivati al "sesso estremo" che, promosso in ambienti artistici e letterari, è stato rapidamente recuperato e assimilato dal video e da Internet. Nell'ultimo decennio sono tramontate perfino le perversioni che sono formazioni psichiche troppo complesse e raffinate per avere la possibilità di svilupparsi in un mondo in cui tutto ha assunto l'immediatezza del miracolo e del trauma».

Insomma questi quarant'anni di egemonia della comunicazione sono da buttare?

«Non direi. Chi è sopravvissuto in condizioni decenti ed ha seguito con vigilanza intellettuale e partecipazione emozionale lo svolgersi degli eventi, corre ora il rischio di morire dal ridere».

Tra una risata e l'apocalisse?

«Ma io non sono un apocalittico. Come dicevano gli stoici: "neanche così, poi è tanto male", dato che una Terza guerra mondiale non è scoppiata e siamo ancora qui ad analizzare il declino della civiltà».

di Antonio Gnoli, su La Repubblica — 02 giugno 2009
 



Scritto da Antonio Gnoli| Articolo postato il 25-05-2010
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